Giornata internazionale della Lingua Madre: il tabarchino è una variante sarda o genovese?

Giornata internazionale della Lingua Madre: il tabarchino è una variante sarda o genovese?

Sabato 21 febbraio un incontro sulle lingue minoritarie con tavola rotonda e presentazione di libri

Come si dice pipistrello in sardo? In oltre 50 modi. Da Tzurrunndeddhu a Ratapignata, da Cinciripillelle a Rattupenugu. Il record di varianti pare l’abbia proprio il termine per indicare un “ratto pennuto”, come suggerisce quella tabarchina. Sabato alle 17.30 si parlerà anche di questo all’Exme, in occasione della Giornata internazionale della Lingua Madre. Istituita nel 1999 dall’Unesco per difendere la diversità linguistica e il multilinguismo, ha origine  nel 1952 durante una protesta in Bangladesh, quando alcuni studenti persero la vita per ottenere il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale. Da allora, il 21 febbraio è diventata simbolo universale del diritto a parlare, studiare e tramandare la propria lingua, fondamento dell’identità individuale e collettiva.

“La lingua madre è quella del cuore, fondamentale per l’identità culturale e l’istruzione”, afferma Rosella Capriata, tra gli organizzatori dell’evento e nel direttivo dell’Associazione Culturale Saphyrina. “Le lingue non sono soltanto strumenti di comunicazione, ma veicoli di memoria, integrazione sociale e sviluppo. Eppure, nel tempo della globalizzazione, molte diventano sempre più fragili. Quando svaniscono, anche le opportunità, le tradizioni, le memorie, i modi di pensare ed espressioni sono irrimediabilmente perduti”. Il tabarchino ormai è parlato quasi solo a Carloforte e Calasetta e – ammesso che sia praticato dall’80% della popolazione – si ipotizza che restino circa 6000 individui a usarlo per comunicare, molti meno a scriverlo. 

L’iniziativa di sabato, organizzata anche dal Centro Studi Tabarchino, patrocinata dal Comune e sostenuta dalla Regione Sardegna nell’ambito del progetto TuLIS – Tutela Lingue Sarde 2025/27 che impegna ben 3,5 milioni di euro, intende trasformare la celebrazione in una riflessione. Ad esempio fa riflettere che il 24 novembre dello scorso anno il Comune di Genova si sia impegnato a “promuovere, insieme ai competenti Ministeri, il riconoscimento della lingua genovese della sua variante tabarchina quale lingua minoritaria, come da normativa europea”. Perché ci sono idiomi che hanno attraversato il Mediterraneo e per qualcuno sono lingue, per altri dialetti, per altri ancora varianti. 

La serata si articolerà in due momenti. In apertura verranno presentati gli esiti dei progetti dedicati alla lingua madre realizzati nel 2025 a Carloforte, che hanno ricevuto ingenti finanziamenti regionali: lo sportello linguistico, sempre presso l’Exme, e il corso di tabarchino. Il primo quest’anno sarà aperto ben quattro giorni, non solo due, e gestito dalla maestra Margherita Crasto, che ha appena completato il dizionario tabarchino-italiano, e Maria Carla Siciliano. Il corso Pe lèze e scrive, tenuto da Andrea Luxoro e già iniziato con due classi, principianti e avanzati, è ora anche online. 

A seguire, la tavola rotonda dal titolo La letteratura in tabarchino e in alcune varietà linguistiche della Sardegna vedrà gli interventi di Rosella Capriata, Lorenza Garbarino, Franco Carta e Andrea Luxoro. Sarà moderata dalla compositrice Myriam Quaquero, nota anche per essere figlia della carlofortina Luisetta Mercalli, che martedì ha compiuto 111 anni (la donna più longeva della Sardegna e tra le prime sei in Italia).

Il confronto metterà al centro due abilità decisive per la vitalità linguistica: la scrittura e la lettura. Non solo trasmissione orale, dunque, ma produzione letteraria, studio e approfondimento. Saranno presentate anche le ultime novità editoriali in tabarchino, Cùntime ’na fùa – Vol. I e Quattro storie in tabarchino. Il primo, appena pubblicato, è una raccolta di fiabe,tratte dalla tradizione popolare tabarchina a cura della Saphyrina nell’ambito del progetto TuLIS. l’altro è un piccolo volume che raccoglie racconti contemporanei, anche questi profondamente legati alla cultura tabarchina, scritti da Andrea Luxoro, Lorenza Garbarino e Orietta Granara, il volumetto è arricchito dalle illustrazioni di Carla Correddu.

Ospite d’onore sarà Franco Carta che ha lavorato tanti anni come medico, poeta e scrittore. Ha pubblicato otto libri di poesie, uno di racconti e una raccolta di opere teatrali. Non solo. Fa parte dell’associazione Operazione Africa di Padre Puggioni, è stato tre anni in Madagascar come dentista volontario. 

“Sabato presenterò a Carloforte due libri: Su papéri de s’ammentu (La carta del ricordo), fresco di stampa, è la silloge di una quarantina di mie poesie in sardo con traduzione in italiano. Un titolo, che amo molto, tratto dalla fiaba che apre il libro, la vita di un cantastorie idealizzata. L’altro si chiama “Il poeta ibrido” (il mio pseudonimo) ed è uscito a dicembre 2025, ha tre capitoli, solo uno in sardo: Seu naschidu in Sardigna” dice Carta. “Io sono nato a Cagliari, ma dai 3 agli 11 anni ho vissuto a Orgosolo e l’orgolese è una derivante del logudorese. Parlo e scrivo sia in logudorese sia in campidanese. Questa manifestazione di sabato vuole sottolineare l’importanza della lingua sarda, attestata da una legge statale come minoritaria. Tabarchino, algherese e gallurese sono dialetti per lo Stato Italiano. Il sardo ha due varianti riconosciute: logudorese e campidanese. Le più autoctone dei dialetti parlati in Sardegna. Per semplificare, dal punto di vista istituzionale si è creato una sorta di esperanto sardo, ibrido tra logudorese (del Centro Nord) e campidanese (del Centro Sud), che però non è parlato da nessuno. Quando si attraversa l’isola sente la vera lingua parlata nei 377 Comuni sardi e si trovano tantissime differenze, come nel caso del pipistrello”. 

Antonello Rivano