I sindaci del Sulcis Iglesiente riuniti per parlare di eolico offshore

I sindaci del Sulcis Iglesiente riuniti per parlare di eolico offshore

Venerdì 17 aprile alle 18 tavola rotonda nell’aula consiliare di Portoscuso

Si terrà dopodomani alle 18 nell’aula consiliare del Comune di Portoscuso la tavola rotonda dei Sindaci del Sulcis-Iglesiente promossa dal Comitato No speculazione energetica Carloforte.

L’incontro ha l’obiettivo di aprire un confronto pubblico su un tema sempre più centrale nel dibattito contemporaneo: la transizione energetica e le sue ricadute locali.

Al centro della discussione l’impatto degli impianti eolici offshore, in primis l’Ichnusa Wind Power, attualmente in fase di richiesta di autorizzazione da parte del Ministero della Cultura. E gli altri 8 progetti di impianti offshore, per un totale di 470 pale a mare nel Sud Ovest della Sardegna. Una transizione che è anche identitaria perché interessa direttamente l’intero territorio. La tavola rotonda è una tappa di un lungo percorso per una posizione condivisa da parte delle comunità coinvolte rispetto al futuro del Sulcis Iglesiente. Il pubblico non potrà intervenire, ma assistere alle prese di posizione dei vari amministratori.

Interverranno i sindaci di Buggerru, Fluminimaggiore, Gonnesa, Portoscuso, l’assessore alle politiche energetiche del Comune di Carloforte Gianluigi Penco, il presidente del Comitato NO speculazione energetica Carloforte Salvatore Obino. A moderare l’incontro sarà la giornalista Susanna Lavazza. 

“In un contesto globale caratterizzato da forte instabilità, la questione energetica ha assunto un ruolo strategico” evidenzia Salvatore Obino. “Tuttavia, c’è il rischio di un approccio generalizzato al tema delle energie rinnovabili, che non sempre tiene conto degli impatti ambientali legati a tecnologie di grande scala, come l’eolico offshore”. Questi impianti durano in media 25 anni. I rischi per la navigazione, la pesca, l’ambiente, il turismo, l’economia, lo smaltimento sono molto alti. 

Tra gli elementi portati all’attenzione anche il tema dei costi e della maturità tecnologica di questo tipo di impianti, oltre alla necessità di considerare le condizioni ambientali già critiche del territorio. In Sardegna, infatti, si contano circa 500 chilometri quadrati di aree compromesse, con interventi di bonifica ancora in ritardo.

“Obiettivo dell’incontro è  favorire una presa di posizione consapevole delle comunità locali, affinché la transizione energetica possa svilupparsi in modo realmente sostenibile, evitando sprechi di risorse pubbliche e ulteriori impatti su ecosistemi ancora integri”.

Antonello Rivano