Il futuro delle saline
Se ne parla venerdì 21 novembre all’Exme
“Li vede i fenicotteri? Sono i miei datori di lavoro. Se ci sono i fenicotteri arrivano i turisti per fotografarli e io li porto in giro” . Lo dice l’autista che accompagna l’imprenditore milanese nel film “La vita va così”. Anche a Carloforte la colonia di Phoenicopterus roseus negli specchi acquei tra il Giunco e il Macchione è sempre stata una grande attrazione. Ma negli ultimi tempi la scarsità di acqua e di avifauna in quelle che un tempo erano le Saline di Stato e oggi sono in carico al Comune di Carloforte ha destato più di una preoccupazione. Al punto tale che il 29 ottobre Gruppo di intervento giuridico, una delle più serie associazioni ambientaliste, ha presentato un’istanza di accesso civico a Ministero, Regione, Comune, ISPRA, Corpo forestale, Can e Carabinieri parlando di “grave degrado ambientale” in questa zona umida. L’isola di San Pietro è tutta SIC (sito di interesse comunitario), pertanto l’area andrebbe ancor più tutelata sotto il profilo naturalistico, ecologico e storico-culturale.
Pronta è stata la risposta del Comune di Carloforte, destinatario dieci anni fa di un finanziamento di 5 milioni di euro da parte della Regione Sardegna per il recupero, la conservazione e il rifunzionamento delle saline. Il 3 novembre, dopo un lungo excursus , il sindaco Stefano Rombi conclude “a seguito del rilascio della concessione mineraria, avvenuto nell’anno 2022, l’intero compendio delle saline di Carloforte risulta attualmente in gestione alla società concessionaria Saline di Mare”. Per la quale non risulterebbero anomalie. Piuttosto, secondo quanto dichiarato sull’Unione Sarda, circa 30 anni di inattività avrebbero cambiato i regimi idraulici, che pare non siano stati gestiti in modo ottimale: l’eccesso di acqua avrebbe sommerso i nidi.
Ma c’è anche chi sostiene che la presenza di uccelli migratori non sia così tanto diminuita e la siccità faccia parte di cicli naturali. Intanto la produzione del sale carlofortino, terminata negli anni ’90, dovrebbe riprendere. Quando e come? Per rispondere a questa e altre domande domani, venerdì 21 novembre, alle 17.30 l’Amministrazione comunale ha organizzato un incontro pubblico all’Exme dal titolo “Saline di Carloforte, protezione, fruizione e produzione” con interventi dell’assessore all’industria delle RAS Emanuele Cani, del sindaco Stefano Rombi, dei vertici di Saline di Mare (il presidente Antonangelo Casula e il direttore Giuseppe Baghino) e del responsabile della locale Oasi Lipu, Luciano Durante.

Le saline di Carloforte ospitano alcune delle più rilevanti varietà avifaunistiche sarde, italiane ed europee. Dopo l’importazione dei cinghiali, che stanno distruggendo gli ultimi vigneti rimasti, gli orti e i giardini (per la quale è previsto un incontro analogo sabato 22, nello stesso luogo e alla stessa ora), ora stiamo assistendo al degrado ambientale dell’unica importante zona umida dell’isola di San Pietro. Gli stagni che fino a pochi anni fa erano un’oasi di rifugio per centinaia di uccelli migratori si stanno impoverendo sempre più. Il primo segnale che qualcosa non andava è stato il progressivo cambiamento nel colore delle acque, seguito da un calo della presenza di fenicotteri. Ma oltre a questi, che sono gli ospiti più illustri, in questa zona umida sostavano molte altre specie. Tra gli anatidi, i germani reali qui nidificanti e 6/8 coppie di volpoche; tra i limicoli, i Cavalieri d’Italia, le avocette, i pivieri e fraticelli, per non dimenticare il sempre più raro gabbiano rosa. Oltre a questi volatili qui citati ve ne sono molti altri che facevano sosta durante le loro migrazioni stagionali.
Il fragile sistema ecologico dell’isola, già pesantemente provato dal cambiamento climatico, in questo momento ha bisogno di un aiuto da parte dell’uomo.
Walter Zappon
