Appuntamento al “Palassiu” sabato 26 novembre  con l’avventurosa vita di Giuseppe Cavallera

Appuntamento al “Palassiu” sabato 26 novembre  con l’avventurosa vita di Giuseppe Cavallera

Nel teatro a lui intitolato, storici, politici e ricercatori, provenienti anche dal Piemonte, ricordano il medico che arrivò dalla provincia di Cuneo a fine Ottocento e portò gli ideali del socialismo in Sardegna. Per Lussu era un “apostolo”. Ecco perché

Chi era Giuseppe Cavallera? Un nome che a Carloforte è sulla bocca di tutti, anche perché a questo uomo sono dedicati il bellissimo teatro Liberty sul lungomare, inaugurato un secolo fa, e una strada. Dal Piemonte alla Sardegna, epopea di Giuseppe Cavallera è il convegno che sabato 26 novembre (h 10-17) tenterà di dare molte risposte a questa domanda. Certo, fu un medico, uno dei massimi interpreti del socialismo e del sindacalismo in Italia. Lo dimostra il fatto che tra i relatori del convegno vi sono lo storico piemontese Bruno Bo e il direttore dell’istituto storico della Resistenza di Cuneo, Gigi Garelli. Ma il protagonista del simposio, organizzato dalla cooperativa Casa del Proletariato con il patrocinio dal Comune di Carloforte, fu anche molto altro. Lo racconta l’esperto di cooperazione internazionale ed ex parlamentare Nicola Manca, che ha approfondito il suo legame con il mondo minerario. 

L’interno del Cineteatro Cavallera e il busto posto nel suo androne

“Giuseppe Cavallera si iscrive al partito dei lavoratori il 1° maggio 1894” scrive Bruno Bo nel libro Di padre in figlio “il suo ingresso tra i socialisti avviene sull’onda emotiva sollevata dalla repressione dei fasci siciliani. La vicenda lo ha molto colpito e ha deciso di spostarsi in Sardegna”. Aveva solo 22 anni e studiava medicina.

Di origini cuneesi, portò nell’isola la voce del socialismo, si specializzò in chirurgia all’università di Cagliari poi venne eletto segretario del comitato regionale e consigliere nazionale del partito. “Il suo era un socialismo deamicisiano” sottolinea Nicola Manca “in una Sardegna simile a quella descritta da Grazia Deledda, anche se la zona mineraria rappresentava una sorta di isola nell’isola, e lui ne era molto attratto. Aveva come riferimento Filippo Turati, ma non era un ideologo o un intellettuale. Si muoveva in tutto il Sulcis, animato dagli ideali del socialismo, fino a Iglesias e al Medio Campidano. Era presente quando avvenne l’eccidio di Buggerru, nel 1904”. A fine Ottocento venne sull’isola di San Pietro, dove arrivavano i galanzieri che portavano i minerali grezzi (la “galanza”) con le bilancelle a vela latina da Buggerru affinché venissero imbarcati sui piroscafi per Marsiglia.

Bilancelle e Galanzieri

Giuseppe Cavallera svolse la sua attività sindacale soprattutto a Carloforte: qui fondò nel 1897 la Lega tra battellieri e stivatori, il primo nucleo di proletariato sardo impegnato consapevolmente nella lotta di resistenza, modello del nascente movimento operaio nel bacino minerario del Sulcis. Per tale ragione Emilio Lussu, suo compagno di partito dal 1947, lo definì un “apostolo, (…) un missionario che ha dedicato tutta la vita al riscatto umano”. Galanzieri e minatori del Sulcis, grazie a lui, poterono ottenere miglioramenti economici e condizioni di lavoro più umane. Il medico piemontese era molto affezionato au paize: sposò una carlofortina, Anna Vassallo, da cui ebbe sei figli. Per migliorare le condizioni economiche dei pescatori della lega, acquistò un bastimento per il trasporto delle aragoste a cui dette il nome della sua amata moglie. Purtroppo nel 1913 naufragò misteriosamente durante la traversata da Marsiglia a Carloforte. La vicenda è riportata nel bel libro L’Annetta C. Storia di una barca goletta, curato dalla pronipote, la giornalista Anna Cavallera, che è un’habituée dell’isola di San Pietro.

Annetta Cavallera

Nel 1906 Giuseppe Cavallera divenne il primo sindaco socialista di Carloforte, fu deputato del Regno d’Italia per due legislature nel 1913 e, in seguito alla proclamazione della Repubblica italiana, nel 1948, venne eletto senatore nel collegio di Iglesias. Nato a Villar San Costanzo (Cn) nel 1873, morì a Roma nel 1952. Per sua espressa volontà è sepolto a Carloforte, nella tomba di famiglia, tra quei lavoratori per cui aveva lottato.

A memoria del lungo cammino di riscatto, i lavoratori riuniti nella cooperativa Casa del Popolo hanno intitolato in suo onore il palazzo sede storica di leghe e cooperative “Teatro Giuseppe Cavallera” (vai all’articolo su Guida all’isola dei falchi)  Nell’androne, si può osservare il busto in terracotta realizzato dal nipote Araldo, insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Carloforte l’anno scorso.

Maria Simeone

Carloforte Magazine